L'alfabeto:
L'alfabeto latino, che deriva direttamente da quello greco, anche se con vaghe influenze dell'etrusco, è composto da 24 lettere.
A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V X Y Z
Sono da farsi alcune osservazioni sulle lettere:
in epoca arcaica e classica erano in uso solo le lettere maiuscole, così come per il greco antico; le minuscole furono introdotte da Carlo Magno e poi molto utilizzate dagli ecclesiastici; ad ogni modo, bisogna tener presente che vanno maiuscoli, oltre a tutti i nomi propri di persona, animale, divinità, luogo ecc. anche i nomi di popolo (es. Romani, Helvetii, Graeci) con i relativi aggettivi, quelli dei giorni del calendario (Kalendae, Iduus, Nonae) e dei mesi (Ianuarius, Februarius, ecc.), ma rimangono minuscoli i verbi dai nomi propri derivati (graecissare).
i grafemi U e v furono introdotti nel Cinquecento da Ramus (si chiamano infatti lettere ramiste) per distinguere i fonemi /u/ e /w/ dal fonema /v/: nel latino classico esistevano solo i fonemi /u/ e /w/; il fonema /v/, introdotto più tardi, non aveva un suo grafema e veniva scritto V (minuscolo u), proprio come i fonemi /u/ e /w/;
le lettere K, Y e Z sono di origine straniera.
Fonetica [modifica]
Pronuncia [modifica]
La pronuncia del latino è quasi identica a quella italiana, eccettuati alcuni punti. Notevoli sono, per le consonanti, i seguenti casi:
h si legge con una leggerissima aspirazione (era essa infatti la deformazione della lettera fenicia indicante l'aspirazione), che viene generalmente omessa nel latino ecclesiastico;
c in origine era sempre il suono /k/ (l'italiano casa), poi è andato a indicare sia /k/ sia /tʃ/ (cera) - quest'ultimo fonema in latino ecclesiastico si pronuncia anche davanti ai dittonghi oe ed ae (vedi poi);
g in origine era sempre il suono /ɡ/ (l'italiano gatto), poi è andato a indicare sia /ɡ/ sia /dʒ/ (gelo) - quest'ultimo fonema in latino ecclesiastico si pronuncia anche davanti ai dittonghi oe ed ae (vedi poi);
x si legge /ks/ (ex /ɛks/, da);
il digramma ph si legge /f/ (philosophia /filo'zofia/).
ti seguito da vocale si leggeva normalmente in epoca classica, poi si pronunciò come se fosse zi, cioè /tsi/ (ratio, class. /ratio/, eccl. /ratsio/, la ragione);
Il ti comunque si legge normalmente quando la i è accentata.
gl è sempre pronunciato /gl/, come l'italiano glassa.
Per quanto riguarda le vocali, in latino sono 5 (a, e,i ,o ,u) più la y usata per le parole greche (pronunciata /y/, cioè come la ü francese o norditalica, o come semplice /i/). Il latino distingue tra vocali brevi (contrassegnate dal segno ˘ sovrascritto, esempio: rosă), lunghe (segno ¯, esempio: Romanī) e ancipiti o bifronti, cioè brevi o lunghe a seconda della necessità, (segno _̌, esempio mihi). Le vocali lunghe hanno una durata quasi doppia delle brevi.
I dittonghi sono sempre lunghi; inoltre:
ae ed oe, se dittonghi, in latino classico venivano letti normalmente, mentre in quello ecclesiastico sono letti come /e/ (caelum, class. /kaelum/, eccl. /tʃelum/, il cielo);
ia non è dittongo;
Se due vocali non formano dittongo è posta sulla seconda lettera la dieresi ˙˙ (esempio: aër /aer/, l'aria).
L'accento
L'accento latino, come quello italiano, è di natura tonica (a differenza di quello musicale greco). In latino vigono due leggi in proposito: la baritonesi, secondo cui l'accento non cade mai sull'ultima sillaba, e la legge della terzultima, che dice che l'accento non va mai oltre la terzultima sillaba.
Da queste due regole consegue che l'accento può cadere solo sulla penultima e terzultima sillaba, o, in altri termini, che le parole possono essere o piane o sdrucciole.
La baritonesi ha tuttavia qualche rara eccezione: un numero minimo di parole derivate da troncamenti conservano l'accento sulla sillaba prima penultima e poi divenuta ultima, oltre ad alcuni nomi di popolo imparisillabi della terza declinazione: illìc, illùc, illàc (lì, verso lì, per di là), in origine illice, illuce, illace; Arpinàs (-atis, Arpinate) e Samnìs (-itis, Sannite).
La posizione dell'accento tonico è determinata secondo la legge della penultima dalla quantità della penultima sillaba: se essa è lunga, avrà l'accento (es: dulcēdo, pronunciato /dul'ʧedo/, dolcezza); se è breve, l'accento andrà alla terzultima sillaba (esempio nemŏra, pronunciato /'nemora/, le foreste). Nel raro caso in cui sia ancipite, saranno valide entrambe le opzioni.
Ortografia
L'ortografia latina è sostanzialmente uguale a quella italiana, nelle composizioni di parole spesso delle consonanti scompaiono o cambiano (esempio aufero da ad fero).
Nel corso del tempo, con il sempre maggior coinvolgimento dei Romani con le popolazioni europee, il latino si arricchì di termini stranieri, che necessitavano di essere trascritti dagli alfabeti originari a quello latino.
Fu particolarmente intenso il flusso di parole greche verso il latino, dato il grande interesse romano per la cultura greca e l'enorme lessico matematico e filosofico della lingua di Atene. Per la trascrizione dal greco al latino si osservino le seguenti regole:
α diventa a;
β diventa b;
γ diventa normalmente g (pronunciata sia /g/ sia /dʒ/, benché in greco si usi solo la prima pronuncia), ma se seguita da γ, κ, χ o ξ, siccome in greco ha suono nasale, si muta in n;
δ diventa d;
ε diventa ĕ (breve);
ζ diventa z;
η diventa ē (lunga);
θ diventa th;
ι diventa i;
κ diventa k o anche c;
λ diventa l;
μ diventa m;
ν diventa n;
ξ diventa x;
ο diventa ŏ (breve);
π diventa p;
ρ diventa r;
σ e ς diventano s;
τ diventa t;
υ diventa y;
φ diventa ph;
χ diventa ch;
ψ diventa ps;
ω diventa ō (lunga);
I dittonghi vengono trattati nel seguente modo:
I dittonghi impropri, cioè quelli con iota sottoscritto o ascritto, vengono traslitterati come se iota non ci fosse (Ἅιδης diventa Hades);
Il dittongo ου diventa ū, tranne quando veniva pronunciato come /o/ lungo: in tal caso esso diventa ō;
Il dittongo ει diventa regolarmente ei, tranne quando veniva pronunciato come /e/ lungo: in tal caso esso diventa ē;
Lo spirito aspro viene traslitterato come h iniziale di parola (ma ῥ- viene traslitterato rh- e il gruppo interno -ῤῥ- diventa -rrh-).
più forzosa fu invece la traslitterazione del valore semiconsonantico di u che in greco si rese con il dittongo ου: Vitellio > Οὐιτέλλιος(leggi: Uitèllios).
Per i nomi ebraici, entrati in uso con l'avvento del Cristianesimo, le trascrizioni furono fatte soprattutto da altre trascrizioni greche (la trascrizione dall'ebraico è particolarmente difficoltosa perché le vocali in esso vengono pronunciate ma non scritte).
Morfologia
La lingua latina di norma distingue le funzioni logico-grammaticali di sostantivi, aggettivi e pronomi servendosi di sei casi e di cinque declinazioni:
Nominativo
Indica il soggetto della frase, o il complemento predicativo del soggetto (esempio: "Cornelia sembra bella"), o la parte nominale (esempio: "Cornelia è una ragazza"). Parte nominale e complemento predicativo del soggetto sono definiti comunemente doppio nominativo.
Genitivo
Indica il possesso (generalmente), come nella frase "I capelli di Cornelia sono lunghi", svolgendo la funzione di complemento di specificazione. Ci sono anche gli utilizzi:
Genitivo soggettivo: L'amore di Giulio per Claudia.
Genitivo oggettivo: Il desiderio di Claudia possedeva Giulio.
Genitivo dichiarativo o epesegetico (vero e proprio complemento di specificazione): L'albero del melo.
Genitivo di qualità: Un uomo di grande coraggio.
Genitivo partitivo: Diversi dei miei amici sono andati in città.
Dativo
Indica un complemento di termine, come nella frase "Ha dato il biscotto al bambino". Altri usi:
dativo di agente: Esprime l'agente quando viene usato con la coniugazione perifrastica passiva: puero opus faciendum est: "Il ragazzo deve fare il lavoro" (letteralmente "Il lavoro dev'essere fatto dal ragazzo").
Dativo di riferimento spesso usato col dativo di fine o scopo (chiamato comunemente il doppio dativo). Esempio: "Il generale inviò truppe come aiuto (con lo scopo di) all'altro generale".
Dativo di possesso: Mihi pecunia est, letteralmente "a me è il denaro" vale a dire "possiedo del denaro".
Accusativo
Indica il complemento oggetto (esempio: "Cornelia uccise Marco").
Doppio accusativo: è il complemento predicativo dell'oggetto.
Caratteristico è l'utilizzo dell'accusativo con i verbi impersonali piget (mi rincresce), pudet (mi vergogno), paenitet (mi pento), taedet (mi annoia), miseret (ho pietà), e con i verbi appellativi, estimativi, effettivi, elettivi e con verbi relativamente impersonali, come fallit, decet e iuvat. L'accusativo è inoltre utilizzato nella costruzione di alcuni verbi (come doceo, posco e flagito).
Un particolare utilizzo dell'accusativo è l'accusativo alla greca, o di relazione, che tiene il posto di un complemento di relazione. Esso viene retto solo da verbi transitivi attivi o deponenti. Esempio: "Puer nudus pedesque umeros apparuit", letteralmente: "apparve un fanciullo nudi i piedi e le spalle", quindi "con i piedi e le spalle nude".
Viene inoltre utilizzato per la formazione di vari complementi mediante l'aggiunta di specifiche preposizioni davanti all'accusativo (come in, per o ad).
L'accusativo è altresì il caso del soggetto (e anche, ovviamente, della parte nominale e del complemento predicativo del soggetto) nelle proposizioni infinitive.
L'accusativo può anche indicare estensione di tempo e spazio.
In tutte le declinazioni, i nomi di genere maschile e femminile formano l'accusativo aggiungendo la comune desinenza –m alla vocale tematica.
Vocativo
Svolge la funzione di complemento di vocazione in caso di discorso diretto (esempio: "Cornelia, vai fuori"). Il vocativo ha generalmente le stesse desinenze del nominativo, con l'eccezione (limitatamente al singolare) dei temi in –us e in –ius della seconda declinazione, nei quali il vocativo esce rispettivamente in –e e in –i, e di alcuni nomi propri di derivazione perlopiù greca.
Ablativo
L'ablativo è il caso che svolge le funzioni di più complementi, sia in forma pura (ablativo semplice) sia preceduto da preposizioni. L'ablativo semplice prende la funzione di complemento di tempo, mezzo (per le cose), agente e causa efficiente e altri. L'ablativo latino assorbe le funzioni di tre casi dell'indoeuropeo: ablativo (con valore di allontanamento, separazione: e allora si parla di ablativo vero e proprio), locativo, strumentale (con valore eminentemente di mezzo, modo e causa: si parla allora di ablativo strumentale).
Locativo
Il caso locativo si pone a parte non essendo presente nella grammatica latina moderna. Esso esprime il complemento di stato in luogo nei nomi di città e piccola isola singolari di prima e seconda declinazione, oltre che con un ristretto numero di nomi comuni come rus, domus ed humus. Il locativo ha desinenza -i, cosa che nei nomi di prima e di seconda declinazione lo porta ad avere terminazioni uguali a quelle del genitivo singolare (per la prima declinazione si noti che a+i = ae).
Declinazioni
Vi sono 5 declinazioni (in latino: declinationes, singolare declinatio). Quasi tutti femminili i sostantivi della prima e della quinta declinazione, mentre la maggioranza dei nomi della seconda e della quarta declinazione sono maschili e neutri, distinti fra loro per mezzo di casi retti differenti. La terza declinazione, che comprende in egual numero sostantivi di tutti i generi, è la più numerosa, mentre sono pochi i sostantivi della quinta declinazione, molti dei quali privi di plurale.
Le cinque declinazioni si differenziano fra loro per le diverse uscite del genitivo singolare:
–ăe per la prima
–ī per la seconda
–ĭs per la terza
–ūs per la quarta
–ei per la quinta.
Numerose sono le comunanze fra le declinazioni; abbiamo l'uguaglianza fra le terminazioni dei casi retti dei sostantivi neutri (con la comune uscita in –a dei casi retti plurali neutri) e la sopracitata comune uscita in –m dell'accusativo singolare dei sostantivi maschili e femminili. Altre caratteristiche sono comuni a più declinazioni, come l'uscita in –rum (per la prima, la seconda e la quinta) o in –um (per la terza e la quarta) del genitivo plurale, o la terminazione in –is (per le prime due declinazioni) o in –bus (per le altre declinazioni) del dativo e ablativo plurale. È inoltre comune a più declinazioni l'uguaglianza fra la desinenza del genitivo singolare e del nominativo plurale, come avviene per la prima, la seconda e la quarta declinazione.
Prima declinazione
singolare plurale
Nominativo rosă rosae
Genitivo rosae rosārum
Dativo rosae rosīs
Accusativo rosăm rosās
Vocativo rosă rosae
Ablativo rosā rosīs
Rosa, rosae; femminile
Seconda declinazione
Fanno parte della seconda declinazione nomi maschili, femminili e neutri con il tema vocalico o, che in molti casi varia in altre vocali. Appartengono alla declinazione sostantivi in –us, –er, –ir e in –um.
Seconda declinazione: maschili e femminili in -us [modifica] singolare plurale
Nominativo lupŭs lupī
Genitivo lupī lupōrŭm
Dativo lupō lupīs
Accusativo lupŭm lupōs
Vocativo lupĕ lupī
Ablativo lupō lupīs
lupus,lupi
Seconda declinazione: maschili in -er o -ir [modifica] singolare plurale
Nominativo puĕr puerī
Genitivo puerī puerōrŭm
Dativo puerō puerīs
Accusativo puerŭm puerōs
Vocativo puĕr puerī
Ablativo puerō puerīs
puer,pueri
Seconda declinazione: sostantivi neutri [modifica] singolare plurale
Nominativo bellŭm bellă
Genitivo bellī bellōrŭm
Dativo bellō bellīs
Accusativo bellŭm bellă
Vocativo bellŭm bellă
Ablativo bellō bellīs
bellum,belli
Terza declinazione [modifica] Per approfondire, vedi la voce Terza declinazione latina.
La terza declinazione è formata da tre gruppi di sostantivi, accomunati dalla terminazione in –is del genitivo singolare. Il nominativo ha terminazioni varie:
tema consonantico vario per il primo gruppo;
tema vocalico in -i e terminazione del nominativo singolare in –es o –is per il secondo gruppo (eccetto i monosillabi consonantici);
tema vocalico in –e o consonantico in –ar o –al per il terzo gruppo.
1° gruppo
Comprende sostantivi imparisillabi (ovvero con un diverso numero di sillabe fra nominativo e genitivo singolare) con una sola consonante prima del suffisso del genitivo singolare
Questo primo gruppo di nomi della terza declinazione ha un tema consonantico, l'unico di tutte le declinazioni, e perciò ha ablativo singolare in -ĕ e genitivo plurale in -ŭm, oltre che i casi diretti plurali dei neutri in -ă.
Maschili e femminili singolare plurale
Nominativo rex regēs
Genitivo regĭs regŭm
Dativo regī regĭbŭs
Accusativo regĕm regēs
Vocativo rex regēs
Ablativo regĕ regĭbŭs
Rex, regis; maschile
Neutri singolare plurale
Nominativo nōmen nōmină
Genitivo nōminĭs nōminŭm
Dativo nōminī nōminĭbŭs
Accusativo nōmen nōmină
Vocativo nōmen nōmină
Ablativo nōminĕ nōminĭbŭs
Nomen, nominis
2° gruppo
Comprende sostantivi parisillabi e monosillabi imparisillabi con due consonanti prima del suffisso del genitivo singolare
Questo gruppo della terza declinazione contiene i nomi con tema in i, per cui avrà il genitivo plurale in -ĭŭm, oltre che l'ablativo singolare in -ĕ e i neutri diretti plurali in -ă.
Nomi maschili e femminili
singolare plurale
Nominativo civĭs civēs
Genitivo civĭs civĭŭm
Dativo civī civĭbŭs
Accusativo civĕm civēs
Vocativo civĭs civēs
Ablativo civĕ civĭbŭs
Civis, civis; maschile singolare plurale
Nominativo mons montēs
Genitivo montĭs montĭŭm
Dativo montī montĭbŭs
Accusativo montĕm montēs
Vocativo mons montēs
Ablativo montĕ montĭbŭs
Mons, montis; maschile
Neutri singolare plurale
Nominativo os ossă
Genitivo ossĭs ossĭŭm
Dativo ossī ossĭbŭs
Accusativo os ossă
Vocativo os ossă
Ablativo ossĕ ossĭbŭs
Os, ossis singolare plurale
Nominativo classis classes
Genitivo classĭs classĭŭm
Dativo classī classĭbŭs
Accusativo classim classes
Vocativo classis classes
Ablativo classī classĭbŭs
Classis, classis
3° gruppo
Comprende sostantivi neutri parisillabi in –e, imparisillabi in –al, –ālis o –ar, –āris, con le stesse desinenze particolari del 2° gruppo eccetto l'ablativo singolare, in –i e i casi diretti del plurale, in –ĭă. singolare plurale
Nominativo mare marĭă
Genitivo marĭs marĭŭm
Dativo marī marĭbŭs
Accusativo mare marĭă
Vocativo mare marĭă
Ablativo marī marĭbŭs
Mare, maris singolare plurale
Nominativo animal animalĭă
Genitivo animalĭs animalĭŭm
Dativo animalī animalĭbŭs
Accusativo animal animalĭă
Vocativo animal animalĭă
Ablativo animalī animalĭbŭs
Animal, animālis
Quarta declinazione
Della quarta declinazione fanno parte nomi maschili e femminili in –us e neutri con il tema vocalico in –ū.
Maschili e Femminili
singolare plurale
Nominativo spiritŭs spiritūs
Genitivo spiritūs spiritŭŭm
Dativo spiritŭī spiritĭbŭs
Accusativo spiritŭm spiritūs
Vocativo spiritŭs spiritūs
Ablativo spiritū spiritĭbŭs
Spiritus, spiritus; maschile
Neutri
Cornu, cornus singolare plurale
Nominativo cornū cornŭă
Genitivo cornūs cornŭŭm
Dativo cornū cornĭbŭs
Accusativo cornū cornŭă
Vocativo cornū cornŭă
Ablativo cornū cornĭbŭs
Cornu, cornus
Alcuni nomi della quarta declinazione hanno il dativo e l'ablativo plurale in -ubus; in molti casi è per distinguerli da nomi della terza declinazione che altrimenti risulterebbero omografi (e omofoni): artus, -us, "arto", della quarta, ha dativo artubus per distinguerlo da artibus, da ars, artis. Così anche: arcus, -us, "arco" e partus, -us, "parto" per evitare confusione rispettivamente con arx, arcis, "rocca" e pars, partis, "parte". Inoltre tutti i nomi uscenti in -cus al nominativo fanno -ubus. Per esempio acus, -us f., "ago", lacus, -us m., "lago", portus, -us m., "porto", quercus, -us f., "quercia", specus, -us m., caverna, tribus, -us f., "tribù", ma porticus, -us m., "portico" fa porticibus.
Quinta declinazione
La quinta declinazione contiene nomi femminili e due maschili (dies e meridies) col tema vocalico e. Dies è femminile nel singolare quando significa "data", "giorno stabilito".
Da notare che i nomi con la i prima del tema in e (come dies, glacies, ecc.) hanno su genitivo e dativo singolare la "e" lunga (ē), mentre quelli che presentano una consonante prima della e (come res e fides) la hanno a genitivo e dativo singolare breve (ĕ).
Tutti i nomi, eccetto dies e res, sono dei singularia tantum.
Nomi con la i prima dei suffissi
Dies, diei; maschile/femminile singolare plurale
Nominativo diēs diēs
Genitivo diēī diērŭm
Dativo diēī diēbŭs
Accusativo diĕm diēs
Vocativo diēs diēs
Ablativo diē diēbŭs
Dies, diei; maschile/femminile
Nomi con consonanti prima dei suffissi singolare plurale
Nominativo rēs rēs
Genitivo rĕī rērŭm
Dativo rĕī rĕbŭs
Accusativo rĕm rēs
Vocativo rēs rēs
Ablativo rē rēbŭs
Res, reie
I nomi greci sono molto frequenti tra le parole latine, soprattutto per quanto riguarda nomi di persone o di luoghi geografici. Di solito sono stati assorbiti nelle prime tre declinazioni latine, tuttavia rimangono tracce in alcune terminazioni delle desinenze greche.
Per la prima declinazione vanno ricordati: i maschili uscenti in -ās al nominativo singolare, che hanno accusativo singolare in -ān o -ăm e vocativo singolare in -ā; i maschili col nominativo singolare in -ēs, che hanno accusativo singolare in -ēn, vocativo singolare in -ā/-ē e ablativo singolare in -ē; infine, i femminili uscenti al nominativo singolare in -ē, che hanno genitivo, accusativo, vocativo e ablativo singolari rispettivamente in -ēs, -ēn, -ē, -ē.
Per al seconda declinazione vanno ricordati: i nomi che presentano un'uscita a nominativo e accusativo singolari rispettivamente in -ŏs e -ŏn, accanto alle forme regolari latine; i nomi propri in -eus, che, in alternanza alle forme latine, possono presentare genitivo, accusativo e vocativo singolari rispettivamente in -ĕŏs, -ĕā/ĕă, -eu; i genitivi plurali che possono presentare, con la regolare uscita in -ōrŭm, la forma -on.
Per la terza declinazione vanno ricordate molte particolarità.
L'accusativo singolare in -ă oltre che in -ĕm per alcuni nomi come aër, aëris; aether, -ĕris; Hector, -ŏris; Lacedemon; -ŏnis.
Nei nomi terminanti al nominativo singolare in -ĭs o -y̆s, gli accusativi singolari sono ripettivamente -ĭm/-ĭn e -y̆m/-y̆n.
Il genitivo singolare in -ŏs, accanto al regolare -ĭs, che può essere immediatamente notato nel vocabolario.
Nei nomi di popolo, o, più raramente, comuni, l'accusativo plurale, accanto al regolare -ēs, in -ās.
Alcuni genitivi plurali in -on.
Nei nomi in -ma, mătis, dativo e ablativo plurali in -is.
Alcuni nomi propri greci hanno poi una declinazione particolari: sono quelli che hanno uscita nominativo-genitivo -ō, -ūs, che hanno tutti gli altri casi in -ō.
Altri nomi stranieri
I nomi dei popoli gallici presentano l'accusativo plurale in -as.
I nomi propri ebrei sono o indeclinabili o assorbiti in una declinazione regolare latina.
Il nome Iesus presenta la seguente declinazione: Iesus, Iesu, Iesu, Iesum, Iesus, Iesu.
I nomi indeclinabili
Molti nomi, alcuni di origine straniera, sono indeclinabili (Abraham, Abramo), ovvero sono usati in una stessa forma per tutti i casi per cui sono usati. Spesso a questi si aggiunge una forma declinabile.
Aggettivi
Tutti gli aggettivi devono concordare col nome a cui si riferiscono in numero, caso e genere. Tutti i nomi possono essere maschili, femminili o neutri; i generi sono grammaticali, e non corrispondono necessariamente al sesso dell'oggetto. Gli aggettivi possono essere appartenenti alla prima o alla seconda classe.
Gli aggettivi della prima classe hanno tre uscite, una per ogni genere: per il maschile viene usata la seconda declinazione maschile, per i femminile la prima, per i neutri la seconda dei neutri in -um.
Singolare maschile femminile neutro
Nominativo bonus bona bonum
Genitivo boni bonae boni
Dativo bono bonae bono
Accusativo bonum bonam bonum
Vocativo bone bona bonum
Ablativo bono bona bono
Plurale maschile femminile neutro
Nominativo boni bonae bona
Genitivo bonorum bonarum bonorum
Dativo bonis bonis bonis
Accusativo bonos bonas bona
Vocativo boni bonae bona
Ablativo bonis bonis bonis
Bonus, bona, bonum Ad esempio:
puella bona (femminile) (la buona ragazza)
puer bonus (maschile) (il buon ragazzo)
mancupium bonum (neutro) (il buono schiavo)
Gli aggettivi che si declinano invece secondo la terza declinazione, sono detti aggettivi della seconda classe. Da notare che le terminazione di ablativo singolare, genitivo e casi neutri diretti plurali sono rispettivamente ī, ĭŭm e ĭă. Esistono tre gruppi della seconda classe: aggettivi a tre, due o una terminazione al nominativo singolare.
Ad esempio:
puella fortis (femminile) (la forte ragazza)
puer fortis (maschile) (il forte ragazzo)
mancupium forte (neutro) (il forte schiavo)
1° gruppo: aggettivi a tre terminazioni
Sono gli aggettivi della seconda classe che presentano una terminazione diversa al nominativo singolare per tutti e tre i generi. In tutto sono tredici, tutti in -er, -ris, -re. Ad essi si aggiungono i nomi degli ultimi mesi dell'anno (September, October, November, December) perché in latino tutti i nomi dei mesi sono in realtà degli aggettivi.
Singolare maschile femminile neutro
Nominativo celer celeris celere
Genitivo celeris celeris celeris
Dativo celeri celeri celeri
Accusativo celerem celerem celere
Vocativo celer celeris celere
Ablativo celeri celeri celeri
Plurale maschile femminile neutro
Nominativo celeres celeres celeria
Genitivo celerium celerium celerium
Dativo celeribus celeribus celeribus
Accusativo celeres celeres celeria
Vocativo celeres celeres celeria
Ablativo celeribus celeribus celeribus
Celer, celeris, celere
2° gruppo: aggettivi a due terminazione
Sono gli aggettivi della seconda classe, numerosissimi, che presentano al nominativo singolare una sola terminazione per maschile e femminile, in -is e un'altra per il neutro, in -e. Di essi fanno parte i nomi dei mesi Aprilis, Quintilis (luglio) e Sextilis (agosto).
Singolare maschile e femminile neutro
Nominativo fortis forte
Genitivo fortis fortis
Dativo forti forti
Accusativo fortĕm forte
Vocativo fortis forte
Ablativo forti forti
Plurale maschile e femminile neutro
Nominativo fortes fortia
Genitivo fortium fortium
Dativo fortibus fortibus
Accusativo fortes fortia
Vocativo fortes fortia
Ablativo fortibus fortibus
Fortis, forte
3° gruppo: aggettivi ad una terminazione
Sono aggettivi della seconda classe cha hanno una sola terminazione per il nominativo dei tre generi.
Singolare maschile e femminile neutro
Nominativo felix felix
Genitivo felicis felicis
Dativo felici felici
Accusativo felicĕm felix
Vocativo felix felix
Ablativo felici felici
Plurale maschile e femminile neutro
Nominativo felices felicia
Genitivo felicium felicium
Dativo felicibus felicibus
Accusativo felices felicia
Vocativo felices felicia
Ablativo felicibus felicibus
Felix, felicis
Come gli aggettivi di II classe a un'uscita si declinano anche i participi presenti (in latino, e anche in greco, il participio era considerato una parte del discorso a sé stante, perché partecipa del nome e del verbo).
Singolare maschile - femminile neutro
Nominativo amans amans
Genitivo amantis amantis
Dativo amanti amanti
Accusativo amantĕm amans
Vocativo amans amans
Ablativo amanti / –e amanti / –e
Plurale maschile - femminile neutro
Nominativo amantes amantia
Genitivo amantium amantium
Dativo amantibus amantibus
Accusativo amantes amantia
Vocativo amantes amantia
Ablativo amantibus amantibus
Comparativo di uguaglianza e minoranza
Il comparativo di uguaglianza è reso in latino con l'aggettivo introdotto da tam e il secondo termine di paragone introdotto da quam e nello stesso caso del primo termine. A tam/quam si possono sostituire anche ita/ut o aeque/ac.
Il comparativo di minoranza si forma invece mettendo l'aggettivo introdotto da minus e il secondo termine di paragone dal quam, sempre nel caso del primo termine.
Comparativo di maggioranza
Il comparativo di maggioranza invece implica spesso una modificazione dell'aggettivo. In generale, all'aggettivo va tolto il suffisso -is del genitivo singolare e si aggiunge alla radice -ior per maschili e femminili e -ius per i neutri (così per esempio fortis diverrà fortior, fortius, altus diverrà altior, altius, e così via). Il comparativo va poi declinato come gli aggettivi della seconda classe, o, meglio, come i nomi del primo gruppo della terza declinazione, in quanto l'ablativo singolare è in -ĕ, il genitivo plurale in -ŭm e i casi diretti del neutro plurale in -ă.
Fortis, forte -> fortior, fortius.
Singolare maschile e femminile neutro
Nominativo fortior fortius
Genitivo fortioris fortioris
Dativo fortiori fortiori
Accusativo fortiorĕm fortius
Vocativo fortior fortius
Ablativo fortiore fortiore
Plurale maschile e femminile neutro
Nominativo fortiores fortiora
Genitivo fortiorum fortiorum
Dativo fortioribus fortioribus
Accusativo fortiores fortiora
Vocativo fortiores fortiora
Ablativo fortioribus fortioribus
Il secondo termine di paragone del comparativo di maggioranza
Il secondo termine di paragone è all'ablativo semplice oppure allo stesso caso del primo termine ma introdotto da quam. Questo secondo metodo va sempre applicato se il primo termine è nei casi obliqui (gen., dat. e abl.) o se il secondo è un verbo o una proposizione. Va sempre usato l'ablativo semplice se il secondo termine è un pronome relativo, e preferibilmente se la frase ha senso negativo.
Il superlativo
Il superlativo degli aggettivi va invece formato aggiungendo alla radice il suffisso -issimus, -issima, -issimum. Il superlativo va declinato come facente parte della prima classe degli aggettivi. Si noti che in latino il superlativo svolge entrambe le funzioni di assoluto e relativo. Il partitivo, usato dopo il superlativo relativo, può essere espresso con il genitivo, e/ex o de più l'ablativo o, sebbene non riscontrato nel latino classico, inter e l'accusativo.
Comparativi e superlativi irregolari
Gli aggettivi composti terminanti in -dicus, -ficus, -volus e providus, validus, egenus hanno il comparativo in -entior, -entius e il superlativo in -entissimus, -a , -um.
Gli aggettivi terminanti con due vocali prima della consonante finale non hanno comparativo né superlativo, ma li formano rispettivamente utilizzando magis e maxime. Ad esempio magis dubius o maxime idoneus.
Gli aggettivi bonus, malus, parvus, magnus, multus seguono la seguente tabella:Aggettivo Comparativo Superlativo
bonus melior, melius optimus
malus peior, peius pessimus
parvus minor, minus minimus
magnus maior, maius maximus
multus plus plurimus
Numerali
In latino esistono tre tipi di aggettivi numerali: cardinali, ordinali (rimasti anche in italiano) e distributivi. Inoltre il latino ha anche degli avverbi numerali.
I pronomi personali, dimostrativi, relativi, interrogativi e determinativi hanno declinazioni proprie, parzialemnte coincidenti con quella degli aggettivi della prima classe, ma con particolarità specie al nominativo singolare. Hanno inoltre il genitivo ed il dativo singolare rispettivamente in -ĭus e -ī
Esempi (il vocativo è sempre identico al nominativo): hic, haec, hoc: questo, questa singolare plurale
Nominativo hic, haec, hoc hi, hae, haec
Genitivo huius horum, harum, horum
Dativo huic his
Accusativo hunc, hanc, hoc hos, has, haec
Ablativo hoc, hac, hoc his
ille, illa, illud: quello, quella singolare plurale
Nominativo ille, illa, illud illi, illae, illa
Genitivo illius illorum, illarum, illorum
Dativo illi illis
Accusativo illum, illam, illud illos, illas, illa
Ablativo illo, illa, illo illis
alla stessa maniera si declinano iste, ista, istud ("codesto") e ipse, ipsa, ipsum (con -um al posto di -ud!)
qui, quae, quod: che (relativo); quis, quae, quod: chi, che cosa (interrogativo) singolare plurale
Nominativo qui(s), quae, quod qui, quae, quae
Genitivo cuius quorum, quarum, quorum
Dativo cui quibus
Accusativo quem, quam, quod quos, quas, quae
Ablativo quo, qua, quo quibus
Come qui, quae, quo si declinano gli indeterminati quicumque, quaecumque, quodcumque: qualunque (si aggiunge sempre il suffisso invariato -cumque) e quisquis, quaequae, quodquod: qualunque (si raddoppia, in qualunque genere numero e caso)
Il pronome relativo può anche essere utilizzato in funzione di nesso relativo.
Verbi
Ci sono quattro coniugazioni grammaticali nella lingua latina; la prima coniugazione ha l'uscita dell'infinito presente in -āre, la seconda in -ēre, la terza in -ĕre, la quarta in -īre. Un verbo, se non si coniuga secondo una di queste quattro, è considerato irregolare. Vi sono poi i cosiddetti verbi deponenti e semideponenti: i primi hanno solo forma passiva ma significato attivo; i secondi hanno significato attivo e forma attiva nei tempi derivati dal presente (ind. e cong. presente e imperfetto, ind. futuro semplice) ma significato attivo e forma passiva nei tempi derivati dal perfetto (ind. e cong. perfetto e piuccheperfetto, ind. futuro anteriore). L'infinito deponente della prima coniugazione esce in -āri, quello della seconda in -ēri, della terza in -i, della quarta in -īri.
Un verbo si compone di tre parti: una radice, che indica il vero e proprio significato del verbo, un tema (la parte centrale), che indica il tempo e il modo grammaticale e una desinenza (la parte terminale) che indica la persona e la diatesi (attiva o passiva). Ad esempio: laudabatur (veniva lodato) si divide in una radice laud-, che indica il vero significato del verbo, lodare; un tema -aba- che indica che il tempo e modo è imperfetto indicativo, mentre la desinenza -tur indica che è una terza persona passiva. Allo stesso modo, capiemus si divide in radice cap- = prendere, tema -ie- = futuro, desinenza -mus = prima persona plurale attiva. Il verbo significa quindi 'prenderemo'. Ogni verbo ha due radici, una del presente e una del perfetto.
Ci sono sei tempi (latino: tempora) nella lingua Latina. Sono:
Presente, (Latino: praesens) che indica azioni che stanno avvenendo nel momento in cui si parla: Lo schiavo porta la brocca di vino.
Imperfetto, (Latino: imperfectum): descrive le azioni che stavano accendendo per un periodo di tempo: La folla stava incoraggiando i gladiatori.
Futuro semplice, (Latino: futurum simplex) usato per azioni che non sono ancora iniziate, ma che lo saranno in un certo momento: Egli scriverà la lettera domani.
Perfetto, (Latino: perfectum) descrive azioni del passato che sono concluse: Egli insegnò al ragazzo.
Piuccheperfetto, (Latino: plusquamperfectum) descrive azioni più in là nel passato: Egli ebbe insegnato al ragazzo.
Futuro anteriore, (Latino: futurum exactum) usato per azioni che saranno completate in un certo momento nel futuro: Per domani, egli avrà inviato la lettera.
Ci sono tre modi grammaticali (Latino: modi):
Indicativo, (Latino: indicativus) che afferma fatti indiscutibili: Lo schiavo sta portando le botti di vino
Congiuntivo, (Latino: coniunctivus) usato per esprimere possibilità, necessità, intenzioni: È necessario che il centurione sconfigga i barbari.
Imperativo, (Latino: imperativus) usato per fare ordini: "Tu, schiavo, porta le botti di vino!".
Ci sono cinque forme verbali nominali, dette anche modi verbali indefiniti:
Infinito
Gerundio
Participio
Supino (questi tre sono nomi verbali)
Gerundivo (questi due sono aggettivi verbali).
Ci sono due diatesi (Latino: genus):
Attiva, (Latino: activum) in cui il soggetto compie l'azione: lo schiavo porta le botti
Passiva, (Latino: passivum) in cui il soggetto subisce l'azione: la botte è portata dallo schiavo.
Modo indicativo
Presente
Attivo1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
laud-o mon-eo leg-o aud-ĭo
laud-as mon-es leg-is aud-is
laud-at mon-et leg-it aud-it
laud-āmus mon-ēmus leg-ĭmus aud-īmus
laud-ātis mon-ētis leg-ĭtis aud-ītis
laud-ant mon-ent leg-unt aud-iunt
Passivo
1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
laud-or mon-ĕor leg-or aud-ĭor
laud-āris mon-ēris leg-ĕris aud-īris
laud-ātur mon-ētur leg-ĭtur aud-ītur
laud-āmur mon-ēmur leg-ĭmur aud-īmur
laud-amĭni mon-emĭni leg-imĭni aud-imĭni
laud-āntur mon-ēntur leg-ūntur aud-iūntur
Imperfetto
Attivo1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-ābam mon-ēbam leg-ēbam aud-iēbam
am-ābas mon-ēbas leg-ēbas aud-iēbas
am-ābat mon-ēbat leg-ēbat aud-iēbat
am-abāmus mon-ebāmus leg-ebāmus aud-iebāmus
am-abātis mon-ebātis leg-ebātis aud-iebātis
am-ābant mon-ēbant leg-ēbant aud-iēbant
Passivo1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-ābar mon-ēbar leg-ēbar aud-iēbar
am-abāris mon-ebāris leg-ebāris aud-iebāris
am-abātur mon-ebātur leg-ebātur aud-iebātur
am-abāmur mon-ebāmur leg-ebāmur aud-iebāmur
am-abamĭni mon-ebamĭni leg-ebamĭni aud-iebamĭni
am-abāntur mon-ebantur leg-ebāntur aud-iebāntur
Futuro semplice
Attivo1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-ābo mon-ēbo leg-am aud-ĭam
am-ābis mon-ēbis leg-es aud-ĭes
am-ābit mon-ēbit leg-et aud-ĭet
am-abĭmus mon-ebĭmus leg-ēmus aud-ĭemus
am-abĭtis mon-ebĭtis leg-ētis aud-ĭetis
am-ābunt mon-ēbunt leg-ent aud-ĭent
Passivo1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-ābor mon-ēbor leg-ar aud-ĭar
am-abĕris mon-ebĕris leg-ēris aud-iēris
am-abĭtur mon-ebĭtur leg-ētur aud-iētur
am-abĭmur mon-ebĭmur leg-ēmur aud-iēmur
am-abimĭni mon-ebimĭni leg-emĭni aud-iemĭni
am-abūntur mon-ebūntur leg-ēntur aud-iēntur
Perfetto
Attivo
Per formare l'indicativo perfetto attivo si aggiungono le comuni desinenze al tema del perfetto, la cui formazione è varia. Il tema del perfetto è ricavabile dalla terza voce del paradigma. Le desinenze del perfetto sono le seguenti:-i
-īsti
-it
-ĭmus
-īstis
-ērunt
Per esempio: laudav-i, laudav-isti, laudav-it, laudav-imus, laudav-istis, laudav-erunt.
Passivo
Il perfetto passivo latino si forma in modo analogo al presente passivo italiano, ovvero con il verbo essere seguito dal participio passato, coniugato al genere e al numero. Il participio passato latino si forma aggiungendo al tema del supino (quarta voce del paradigma) le desinenze degli aggettivi della prima classe.Maschile Femminile Neutro
laudātus sum laudata sum laudatum sum
laudātus es laudata es laudatum es
laudātus est laudata est laudatum est
laudāti sumus laudatae sumus laudata sumus
laudāti estis laudatae estis laudata estis
laudāti sunt laudatae sunt laudata sunt
Piuccheperfetto
Attivo
Per tutte le quattro coniugazioni, si aggiungono al tema del perfetto le forme del verbo essere all'imperfetto.laudav-eram
laudav-eras
laudav-erat
laudav-eramus
laudav-eratis
laudav-erant
Passivo
Per tutte le quattro coniugazioni, il piuccheperfetto passivo si forma in modo analogo al perfetto passivo, utilizzando l'imperfetto del verbo essere al posto del presente.Maschile Femminile Neutro
laudātus eram laudata eram laudatum eram
laudātus eras laudata eras laudatum eras
laudātus erat laudata erat laudatum erat
laudāti eramus laudatae eramus laudata eramus
laudāti eratis laudatae eratis laudata eratis
laudāti erant laudatae erant laudata erant
Futuro anteriore
Attivo
Per tutte le quattro coniugazioni, si aggiugno al tema del perfetto le forme del verbo essere al futuro (a parte nella terza persona plurale, nella quale, per evitare la confusione con il perfetto, al posto di –ĕrunt viene aggiunto -ĕrint).laudav-ero
laudav-eris
laudav-erit
laudav-erimus
laudav-eritis
laudav-erint
Passivo
Per tutte le quattro coniugazioni, il futuro anteriore passivo si forma in modo analogo al perfetto passivo, utilizzando il futuro semplice del verbo essere al posto del presente.Maschile Femminile Neutro
laudātus ero laudata ero laudatum ero
laudātus eris laudata eris laudatum eris
laudātus erit laudata erit laudatum erit
laudāti erimus laudatae erimus laudata erimus
laudāti eritis laudatae eritis laudata eritis
laudāti erunt laudatae erunt laudata erunt
Modo congiuntivo
PRESENTE
Attivo
1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-em mon-eam leg-am aud-iām
am-es mon-eas leg-as aud-iās
am-et mon-eat leg-at aud-iāt
am-ēmus mon-eāmus leg-āmus aud-iāmus
am-ētis mon-eātis leg-ātis aud-iātis
am-ent mon-eant leg-ant aud-iant
Passivo
1° Coniugazione 2° Coniugazione 3° Coniugazione 4° Coniugazione
am-er mon-ear leg-ar aud-iar
am-ēris mon-eāris leg-āris aud-iāris
am-ētur mon-eātur leg-ātur aud-iātur
am-ēmur mon-eāmur leg-āmur aud-iāmur
am-emĭni mon-eamĭni leg-amĭni aud-iamĭni
am-ēntur mon-eāntur leg-āntur aud-iāntur
IMPERFETTO ( rende anche il condizionale presente italiano)
Attivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende la forma dell'infinito presente e si aggiungono i suffissi
-m
-s
-t
-mus
-tis
-nt
Passivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende la forma dell'infinito presente e si aggiungono i suffissi
-r
-ris
-tur
-mur
-mĭni
-ntur
PERFETTO
Attivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende il tema del perfetto e si aggiungono i suffissi
-ĕrim
-ĕris
-ĕrit
-erĭmus
-erĭtis
-ĕrint
Passivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende il tema del supino (4 forma del paradigma), si aggiungono le desinenze di
un aggettivo della prima classe e si usa il verbo ESSERE coniugato al presente congiuntivo
amātus, -a, -um (ecc.) sim
sis
sit
amāti, -æ, -a (ecc.) simus
sitis
sint
PIUCCHEPERFETTO ( rende anche il condizionale passato italiano)
Attivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende la forma dell'infinito perfetto (formato dal tema del perfetto con la desinenza
-īsse) e si aggiungono i suffissi
-m
-s
-t
-mus
-tis
-nt
Passivo
per tutte e 4 le coniugazioni, si prende il tema del supino (4 forma del paradigma), si aggiungono le desinenze di
un aggettivo della prima classe e si usa il verbo ESSERE coniugato all'imperfetto congiuntivo
amātus, -a, -um (ecc.) essem
esses
esset
amāti, -æ, -a (ecc.) essēmus
essētis
essent
Modo imperativo
Presente1° coniugazione Singolare Plurale
2^ Persona am-a am-ate
2° coniugazione Singolare Plurale
2^ Persona mon-e mon-ete
3° coniugazione Singolare Plurale
2^ Persona leg-e leg-ite
4° coniugazione Singolare Plurale
2^ Persona aud-i aud-ite
Gerundio e Gerundivo
Il gerundio latino, pur avendo una forma morfologica molto simile a quella del gerundio italiano, non ha la stessa funzione che ricopre nella lingua italiana, in quanto nella lingua latina funge da declinazione dell'infinito. È pertanto un sostantivo verbale che ha sempre valore attivo.
Il gerundio non presenta il caso nominativo (rappresentato infatti dall'infinito stesso), mentre nel resto dei casi si riconosce per la presenza del suffisso "-andi (gen.), -o (dat.), -um (acc.), -o (abl.)" per la prima coniugazione, "-endi (gen.), -o (dat.), -um (acc., solo in presenza di preposizioni, come complemento oggetto si usa l'infinito), -o (abl.)" per la seconda e la terza coniugazione e "-iendi (gen.), -o (dat.), -um (acc., vedi sopra), -o (abl.)" per la quarta. Si forma dal tema del presente.
Declinazione del gerundioCaso Latino Italiano Note
Nominativo laudare lodare infinito
Genitivo laudandi di portare
Dativo laudando al portare
Accusativo (ad) laudandum per portare finale
Ablativo laudando portando
Come si evince dalla tabella soprastante, il gerundio latino si traduce come il gerundio italiano solo nel caso ablativo, negli altri casi funge da declinazione dell'infinito solo nei casi in cui dipende da sostantivo o aggettivo:
Es: La speranza di vincere la battaglia: Spes vincendi bellum; l'arte di amare: ars amandi.
Il gerundio può essere accompagnato da un oggetto diretto solo nei casi genitivo o ablativo senza preposizione; negli altri casi (dat., acc. e abl. con preposizione) si utilizza di norma il gerundivo. Anche nei due casi in cui si può utilizzare il gerundio, si preferisce l'uso del gerundivo, eccetto quando l'oggetto è rappresentato da un pronome neutro.
L'infinito declinato dipendente da un verbo non si traduce con il gerundio: infatti nella frase "Decisi di venire", non si esprime invece una declinazione dell'infinito, ma una subordinata oggettiva.
Il caso accusativo del gerundio è quasi esclusivamente utilizzato preceduto dalla preposizione ad, e serve ad esprimere una subordinata finale: Senatus misit legatos ad implorandum pacem si traduce come Il senato inviò gli ambasciatori per chiedere la pace. Si noti comunque che il latino classico rifugge dai concetti astratti e preferisce le forme gerundive ad pacem implorandam (letteralmente per la pace da chiedere).
Participio
Per la sensibilità grammaticale dei latini, il participio era una parte del discorso a sé, per la sua particolarità di avere caratteri della declinazione (genere e caso) e della coniugazione (i tempi e le diatesi). Infatti i suo nome, participium, è dovuto proprio al fatto che esso partecipa del nome e del verbo.
Nella lingua latina esistono tre tempi del participio: presente, perfetto e futuro.La traduzione del presente e del perfetto corrispondono a quella italiana (legens = che legge, actus = agito). Il participio futuro, invece, non esiste più nella nostra lingua, ma si può tradurre dal latino con una perifrasi del tipo che + futuro semplice indicativo. I participi futuri latini sono caratterizzati dalla terminazione in -urus, -ura, -urum. Ad esempio, laudaturus si traduce in italiano con che loderà. Sono presenti residui del participio futuro latino nella lingua italiana, come ad esempio venturo (= che verrà), nascituro (= che nascerà) etc. Il participio presente si coniuga come un aggettivo della seconda classe ad un'uscita, con la particolarità che l'ablativo singolare esce in -e quando il participio viene utilizzato come sostantivo, in -i quando è invece un aggettivo. Il participio futuro e quello perfetto si declinano come aggettivi della prima classe.
PresenteCaso Singolare Plurale maschile o femminile Plurale neutro
Nominativo Laudans Laudantes Laudantia
Genitivo Laudantis Laudantium Laudantium
Dativo Laudanti Laudantibus Laudantibus
Accusativo Laudantem Laudantes Laudantia
Vocativo Laudans Laudantes Laudantia
Ablativo Laudanti / Laudante Laudantibus Laudantibus
FuturoCaso Masc. sing. Femm. sing. Neut. sing. Masc. plur. Femm. plur. Neut. plur.
Nominativo Laudaturus Laudatura Laudaturum Laudaturi Laudaturae Laudatura
Genitivo Laudanturi Laudaturae Laudaturi Laudaturorum Laudaturarum Laudaturorum
Dativo Laudaturo Laudaturae Laudaturo Laudaturis Laudaturis Laudaturis
Accusativo Laudaturum Laudaturam Laudaturum Laudaturos Laudaturas Laudatura
Vocativo Laudature Laudatura Laudaturum Laudaturi Laudaturae Laudatura
Ablativo Laudaturo Laudatura Laudaturo Laudaturis Laudaturis Laudaturis
PerfettoCaso Masc. sing. Femm. sing. Neut. sing. Masc. plur. Femm. plur. Neut. plur.
Nominativo Laudatus Laudata Laudatum Laudati Laudatae Laudata
Genitivo Laudanti Laudatae Laudati Laudatorum Laudatarum Laudatorum
Dativo Laudato Laudatae Laudato Laudatis Laudatis Laudatis
Accusativo Laudatum Laudatam Laudatum Laudatos Laudatas Laudata
Vocativo Laudate Laudata Laudatum Laudati Laudatae Laudata
Ablativo Laudato Laudata Laudato Laudatis Laudatis Laudatis
Infinito
Ci sono anche tre forme di infinito: presente, perfetto e futuro (che non esiste più in italiano). Questi vengono usati nelle frasi cosiddette infinitive, corrispondenti alle subordinate oggettive e soggettive. Attivo Passivo
Presente laudare laudari
Perfetto laudavisse laudatum -am,-um,-os,-as,-a esse
Futuro laudaturum,-am,-um,-os,-as,-a esse laudatum iri
Supino
Il supino è un modo nominale usato nella grammatica latina. Esso è la quarta voce del paradigma dei verbi (es. Laudo, as, avi, atum, are) e serve più che altro a formare altre voci verbali quali participio perfetto e participio futuro. Esso, tuttavia, ha un senso anche usato singolarmente. Esistono due tipi di supino, il supino attivo (talvolta chiamato accusativo) che è contraddistinto dalla desinenza -um (es. Laudatum<) che ha valore finale con verbi di movimento (es. Venerunt petitum pacem = Vennero per chiedere la pace) e il supino passivo (detto anche ablativo), con desinenza in -u (es. Laudatu), di uso molto raro, viene usato per indicare limitazione (es. Res horrenda auditu est = È una cosa orrenda a sentirsi). Quest'ultimo, tuttavia, è di uso assai raro e viene usato perlopiù in espressioni come Facile dictu o Difficile factu, (Facile a dirsi e difficile a farsi.) I verbi deponenti godono di entrambi i supini.
Perifrastica attiva e passiva
Il latino gode di due costrutti, chiamati perifrastiche appunto perché formate da accordi tra particolari voci verbali e il verbo essere. La perifrastica attiva si compone dell'accordo tra il verbo essere e il participio futuro del verbo in questione, quella passiva col verbo essere e il gerundivo dal verbo in questione, talvolta col dativo d'agente o dal classico complemento d'agente in caso di due dativi nella frase.
Perifrastica attiva
Nella grammatica latina, si chiama perifrastica attiva o (coniugazione perifrastica attiva), un tipo di costruzione costituita dal participio futuro accompagnato dal verbo sum "essere" (in tutti i tempi dell'indicativo e del congiuntivo).
Perifrastica passiva è il modo con cui le grammatiche scolastiche chiamano un costrutto sintattico della lingua latina.
La perifrastica passiva è una perifrasi che esprime il significato di dovere o necessità di compiere un'azione:
gerundivo + sum (coniugato al modo e tempo opportuno)
Sintassi dei casi: Nominativo
Il nominativo compare nella lingua latina con diverse funzioni semplici:
-Soggetto (ed eventuali attributi e apposizioni del soggetto, valido per tutte le possibili traduzioni)
Amicus meus aquam non timet.
Il mio amico non teme l'acqua.
-predicativo del soggetto (in frasi con predicato nominale)
Schola magistra vitae est.
La scuola è maestra di vita.
-Termine a se, senza alcun rapporto sintattico con il resto della frase
Resŏnent mihi <<cynthia>>> silvae. (Prop. 1, 18, 31)
<<cinzia>> mi risuonino i boschi!
-Frasi nominali
Quot homines tot sententiae. (Ter. Phorm. 454)
Tanti i pareri quanti gli uomini.
-In esclamazioni
Indigna homine dubitatio. (Cic. Amic. 67)
Dubbio non degno di un uomo!
Inoltre talvolta il nominativo compare sotto forma di particolari costrutti:
Il doppio nominativo
Si tratta di un costrutto che richiede la presenza di un predicativo del soggetto. Questo costrutto è quindi ammesso da alcuni tipi di verbi, quali verbi appellativi, elettivi ed estimativi (solo se in forma passiva), che qui chiameremo Copulativi. Il predicativo del soggetto rimane in nominativo anche quando il verbo copulativo è all'infinito, preceduto da un verbo servile.
a) Vercingetŏrix rex a suis appellatur. (Caes. De Bello Gallico 7, 4, 5)
Vercingetorige è chiamato re dai suoi.
b) Socrates [...] parens philosopiae iure dici potest. (Cic. Fin. 2, 1, 1)
Socrate può essere detto padre della filosofia a diritto.
Il verbo videor talvolta si comporta come un normale verbo copulativo
Haec tibi ridicula videntur. (Cic. Fam. 7, 30)
Queste cose ti sembrano ridicole.
In altri casi si può trovare quello che è comunemente definito costrutto personale, in cui il verbo videor è concordato con il soggetto, ed è seguito da un'infinito:
a)Del verbo sum in funzione di copula, seguito dal predicato nominale
b)Di qualsiasi altro verbo. Se si tratta di infinito perfetto passivo o futuro attivo o passivo, la forma derivata dal supino (participio passato o futuro) in nominativo.
Il costrutto personale di videor si traduce in italiano con la forma impersonale del verbo sembrare, alla 3° persona singolare e seguito da una proposizione subordinata soggettiva che ha per soggetto il soggetto di videor: infatti la traduzione letterale risulta inaccettabile in italiano.
c)Oltre al verbo videor, questo tipo di costrutto viene usato dai verbi che significano dire, raccontare, tramandare e da quelli che significano comandare, vietare, proibire, permettere, costringere se usati al passivo
a)tibi stultus esse videor
Ti sembra che io sia sciocco
b)Pompeius visus est mihi vehementrer esse perturbatus (Cic. Fam. 1, 5b, 1)
Mi è sembrato che Pompeo fosse molto turbato
c)Prohibĭti estis in provincia vestra pedem ponere (Cic. Lig. 24)
Vi fu impedito di mettere piede nella vostra provincia
Talvolta il verbo videor compare inoltre nella costruzione apparentemente impersonale. In questo costrutto il verbo videor compare alla 3° persona singolare, ed è seguito da un verbo all'infinito, o da una intera proposizione infinitiva. Il nome apparentemente impersonale deriva infatti dal fatto che il verbo videor compare come nel costrutto impersonale, ma il soggetto esiste e consiste in un verbo all'infinito o in una intera proposizione infinitiva soggettiva. Videor compare in questo costrutto quando:
a) ha valore deliberativo (sembrar bene, opportuno)
b) si trova insieme a un'aggettivo neutro (facile, utile, opportunum)
c) è seguito da un verbo o una forma impersonali
d) viene usato dai verbi che significano dire, raccontare, tramandare e da quelli che significano comandare, vietare, proibire, permettere, costringere se usati al passivo, nei casi di valore deliberativo, di aggettivo neutro, di verbo o forma impersonali
a) Nunc mihi est visum de senectute aliquid ad te scribĕre (Cic. Sen. 1)
Adesso mi è sembrato opportuno scrivere per te qualcosa riguardo la vecchiaia
b) Mihi arduum videtur res gestas scribere (Sall. Cat. 3, 2)
Mi sembra arduo scrivere le vicende storiche
c) Mihi videtur [...] de genere belli esse dicendum (Cic. Man. 6)
Mi sembra che sia necessario parlare del tipo di guerra
d) Dicitur eo tempore matrem Pausaniae venixisse (Nep. Paus. 5, 3)
Si dice che la madre di Pausania sia vissuta in quel periodo.
Ancora il verbo videor può comparire nella costruzione totalmente impersonale, come accennato prima, in forma di locuzione incidentale (es.: come sembra, ut vedetur)
Anche altri verbi possono essere trovati in forma impersonale, ovvero i verbi che significano dire, raccontare, tramandare e da quelli che significano comandare, vietare, proibire, permettere, costringere se usati al passivo.
Coniurati paratis -ut videbatur- magnis copiis constituerant un [...] (Sall. Cat. 43, 1)
Dopo aver preparato -come sembrava-grandi truppe i congiurati avevano deciso che [...]
Platonem ferunt in Italiam venisse
Si racconta che Platone sia venuto in Italia
Sintassi dei casi: Genitivo
Il genitivo è usato in latino per determinare appartenenza a un determinato insieme, proprio o figurato. Può essere tradotto in italiano, a seconda dei casi, in diversi modi.
Genitivo epesegerico
Specifica a chi, o a che cosa, o a che insieme o categoria vada riferito un sostantivo.
Vulgare amici nomen sed rara est fides (Phaedr. 3,9,1)
Il nome di amico è comune ma la lealtà e rara
- Inimicus, amicus, aequalis, propinquus, familiaris quando sono usati come aggettivi reggono il dativo della cosa di cui si è amici o nemici ecc... (in alcuni dialetti italiani questa costruzione è ancora oggi usata, basti infatti pensare alla forma "essere amico a qualcuno" )
Boni improbis [...] amici esse non possunt (Cic. Amic. 74)
Gli onesti non possono essere amici dei malvagi
- Il genitivo epesegerico si trova talvolta unito a causa o gratia, a formare sintagmi usati per indicare il fine di un'azione.
Vercingetŏrix [...] Gallos hortatur ut communis libertatis causa arma capiant (Caes. De Bello Gallico 7, 4, 4)
Vercingetorige esorta i galli a impugnare le armi per la comune libertà
Genitivo di possesso
Il genitivo di possesso precisa l'appartenenza di una persona o una cosa a un'altra.
Cimon Miltiădis filius atheniensis
Cimone ateniese, figlio di Milziade
-Il genitivo di possesso può avere funzione:
a) attributiva
b) predicativa
a) Galea Marci lucida est.
L'elmo di Marco è lucido
b) Haec galea est Marci
Quest'elmo è di Marco
-In presenza del genitivo di possesso di un nome proprio, il termine che indica la parentela stretta è spesso sottointeso
Marcus Titi
Marco (figlio) di Tito
-In presenza del genitivo di un nome di divinità, il termine templum è spesso sottointeso, in sintagmi come:
Ad Iovi = Ad templum Iovi
-Il possesso può venire espresso con altre strutture sintattiche:
a) genitivo in funzione attributiva
b) dativo
a) In Pompeiano theatro = In theatro Pompeii
b) Vedi "dativo di possesso" più avanti
Genitivo di qualità
Indica le qualità morali possedute permanentemente da qualcuno. Si può trovare in due funzioni:
a) attributiva
b) predicativa (con verbo "sum")
a) C. Volusenus [...] vir et consili magni et virtutis. (Caes. De Bello Gallico 3, 5, 2)
Gaio Volseno, uomo sia di grande senno che valore
b)Vive memor quam sis aevi brevis. (Hor. Sat. 2, 6, 97)
Vivi memore di quanto sia tu di vita breve
- Questo costrutto espprime generalmente qualità permanenti. Per qualità non durature, si usava invece l'ablativo strumentale-sociativo.
Genitivo di pertinenza
Il genitivo di pertinenza (o di convenienza) indica la persona a cui si addice un compito, la persona che per convenienza sociale deve fare, o la qualità in cui rientra un certo comportamento. È usato sempre in funzione predicativa, con il verbo sum, ed è utile usare espressioni del tipo "è proprio di..." "è dovere di..." ecc... per tradurlo correttamente.
Est adulescentis maiores natu verēri. (Cic. Off. 1, 122)
È dovere del giovane rispettare gli anziani (lett. "i maggiori di nascita")
Cuiusvis hominis est errare nullīus nisi insipientis perseverare in errorem. (Cic. Phil. 12, 5)
È proprio di tutti gli uomini sbagliare, di nessuno fuorchè degli stolti perseverare nell'errore.
-Quando la persona a cui tocca il compito o il dovere dovrebbe essere espressa con un pronome, esso è di norma sostituito da un possessivo, come accade peraltro in italiano, alla forma nominativa neutra. Alla terza persona si troverà solamente eius, eorum, a meno che non si tratti di un riflessivo. Nel caso si tratti di un riflessivo, si troverà suum.
Ne mihi noceant (homines scelerati ac nefatii) vestrum est providere (Cic. Catil. 3, 27)
È compito vostro provvedere a che non mi facciano alcun danno (quegli uomini scellerati ed empi).
Altri genitivi di specificazione e appartenenza
Alla funzione di specificazione e appartenenza si possono ricondurre anche: a) Genitivo di età, usato soprattutto in dipendenza da nomi come puer, adulescens, senex in espressioni del tipo <<puer decem anorum>>. <<un ragazzo di dieci anni (lett: "dieci di anni")
b) Genitivo di misura, in espressioni come <<classis ducentarum navium>>, <<una flotta di duecento navi (lett: flotta di duecento di navi)>>
c) Genitivo che segue una locuzione di tempo in espressioni come <<pridie eius diei>>, <<il giorno precedente (lett: il giorno prima di quel giorno)>>
a) Secum duxit filium Hannibalem annorum novem (Nep. Ham. 3, 1)
Condusse con se il figlio Annibale di nove anni
b) Aggerem ac vallum XII pedum extruit
Costruì un terrapieno e una palizzata di 12 piedi
Genitivo partitivo
La parola in genitivo indica la totalità, di cui si prende in considerazione una parte soltanto. È spesso usato per determinare sostantivi o pronomi interrogativi e indefiniti che indicano una parte, oltre che avverbi che indicano una quantità.
Maior pars mortalium de naturae malignitate conquerĭtur. (Sen. Br. 1, 1)
La maggior parte dei mortali si lamenta della malignità della natura.
Il genitivo partitivo si trova inoltre comunemente usato:
a) dopo un superlativo relativo
b) dopo l'interrogativo uter e gli indefiniti plerique, uterque, neuter, quando seguiti da un pronome
c) dopo avverbi di luogo e tempo
a) Iugurtha homo omnium [...] sceleratissimus. (Sall. Iug. 14, 2)
Giugurta, l'uomo più scellerato di tutti.
b) Uter nostrum est cupidior? (Cic. Planc. 85)
Chi di noi è il più desideroso?
c) Ubi terrarum sumus? (Cic. Rab. Post. 37)
In quale parte della terra ci troviamo?
Il genitivo con gli aggettivi [modifica]
Un sostantivo in genitivo riferito a un aggettivo specifica a che realtà è riferito l'aggettivo.
-Si può trovare il genitivo di relazione dopo aggettivi che indicano:
a)Desiderio, passione, interesse, avversione
b)Abbondanza, mancanza, privazione
c)Partecipazione ed esclusione
d)Conoscenza, ignoranza, esperienza, inesperienza
e)Somiglianza e diversità
a) Laudis avidi erant. (Sall. Cat. 7, 6)
Erano avidi di gloria
b) Plena errorum sunt omnia. (Cic. Tusc. 1, 105)
Tutto è pieno di errori
c) Erant complures [...] consilii huiusce particĭpes nobiles (Sall. Cat. 17, 5)
C'erano parecchi nobili al corrente di questo piano
d) (Nostri erant) huius generis pugnae imperīti (Caes. De Bello Gallico 4, 24 4)
(I nostri erano) inesperti di questo tipo di combattimento
e) Me [...] tui similem existimasti (Nep. Ep. 4, 3)
Mi hai considerato simile a te
-Possono essere seguiti da un genitivo di relazione anche alcuni participi, se usati con funzione di aggettivo.
Corpus patiens inediae, algōris, vigiliae (Sall. Cat. 5, 4)
Il (suo) corpo (era) capace di sopportare la fame, il freddo, il sonno
-specialmente nel latino arcaico e poetico, è possibile trovare genitivi di relazione in dipendenza da sostantivi e aggettivi non segnalati precedentemente.
Sanus mentis (Pl. Tri. 454)
Sano di mente
Integer aevi (Verg. Aen. 9, 255)
Non toccato dall'età (giovane)
Fessi rerum
Stanchi della situazione
Il genitivo in funzione di oggetto [modifica]
In taluni verbi intransitivi in latino ma transitivi in italiano, il complemento obbligatorio o attante con funzione di oggetto compare in genitivo. Si tratta delle seguenti categorie:
a) I verbi di memoria (memini, reminiscor, commoneo, obliviscor)
b) I verbi di privazione (egeo, indigeo, careo)
c) Il verbo potior nelle formule come potiri rerum (impadronirsi del potere). Talvolta compare anche in altri casi costruito con il genitivo, ma comunemente regge la costruzione con l'ablativo
d) Verbi e aggettivi che indicano dominio. Va però osservato che mentre per gli aggettivi il genitivo è comune, per i verbi è raro e compare quasi solo in testi poetici
a) Memini neque umquam obliviscar noctis illius (Cic. Planc. 101)
Ricordo e non dimenticherò mai quella notte
b)Indigeo tui consilii (Cic. Att. 12, 35, 2)
Ho bisogno del tuo consiglio
c) Rerum potiri volunt (Cic. Cat. 2, 19)
Vogliono impadronirsi del potere
d) Daunus agrestium regnavit populorum (Hor. Carm. 3, 30, 11-12)
Dauno regnò su popoli contadini
Genitivo avverbiale con i verbi di stima
I verbi che significano stimare, considerare, valere, contare sono solitamente accompagnati da forme avverbiali con la terminazione in genitivo come magni, pluris, plurimi, maioris, maximi, parvi, minoris, minimi, nihili, tanti, quanti.
Voluptatem virtus minimi facit (Cic. Fin. 2, 42)
La virtù non stima per nulla il piacere
Parvi sunt foris arma nisi est consilium domi (Cic. Off. 1, 76)
Valgono poco le armi all'esterno, se non c'è senno in patria.
Genitivo con verbi di accusa e condanna
I verbi che significano accusare, portare in giudizio, dimostrare la colpevolezza, condannare, assolvere sono quasi sempre seguiti dal genitivo del sostantivo indicante la colpa di cui si è assolti o accusati o condannati.
Nicomedes 'furti damnatus est (Cic. Flacc. 43)
Nicomede fu condannato per furto
-per esprimere la colpa viene talvolta usato, al posto del genitivo, de + ablativo
Damnare aliquem de maiestāte
Condannare qualcuno di lesa maestà
(Questo costrutto è sempre usato con il sostantivo vis che è privo di genitivo)
Il genitivo con interest e refert
I verbi impersonali interest e refert sono generalmente costruiti con il genitivo della persona a cui importa. La cosa che importa di norma viene invece espressa con un pronome neutro (hoc, id, illud), con un'infinito o con una proposizione subordinata soggettiva.
Interest omnium recte facĕre (Cic. Fin. 2, 72)
A tutti importa agire bene
Non refert quam moltos (libros) sed quam bonos habeas (Sen. Ep. 45, 1)
Non importa quanti (libri) hai, ma quanti (ne hai) di buoni.
Quando la persona a cui importa è espressa tramite un pronome personale, si usano le formedi 1° o 2° persona femminile del pronome possessivo (mea, tua, nostra, vestra). Per la terza persona è usato sua solo per i riflessivi, alrimenti si trova eius, eorum, earum ecc...
Magni mea interest hoc tuos omnes scire (Cic. Fam. 6, 10, 3)
Mi interessa molto che tutti i tuoi amici sappiano ciò.
Il genitivo con i verbi impersonali miseret, paenitet, piget, pudet, taedet
I verbi impersonali miseret (avere compassione di), paenitet (pentirsi di), piget (dispiacersi di), pudet (vergognarsi di), taedet (annoiarsi di) richiedono il genitivo della cosa di cui una persona ha compassione, si pente ecc... La persona che ha compassione, si pente ecc... è invece espressa in accusativo
Me meorum factorum atque consiliorum [...] numquam paenitebit (Cic. Cat. 4, 20)
Io non mi pentirò mai delle mie azioni e delle mie decisioni
Sintassi della frase latina e Consecutio temporum
La lingua latina è una lingua molto flessibile in cui la funzione sintattica di una parola non dipende dalla sua posizione, essendo espressa dalle terminazioni della parola stessa; generalmente l'ordine è: gruppo del soggetto, gruppo dell'oggetto (specificazioni del verbo), verbo (sinteticamente SOV) ma grazie alla flessione nominale di cui questa lingua è dotata, è permessa molta libertà. Si considerino gli esempi:Marcus amat Tulliam,
Marcus Tulliam amat,
Tulliam Marcus amat,
Tulliam amat Marcus,
Amat Marcus Tulliam,
Amat Tulliam Marcus tutti significano "Marco ama Tullia."
Un'altra caratteristica della lingua latina è la preminenza di espressioni concrete, questo in netto contrasto con la lingua greca molto più duttile ed icastica. Una frase del tipo: "Credo nell'esistenza di Dio" in latino diverrebbe "credo deum esse," che letteralmente significa : "Credo che Dio sia" o "Credo che Dio è".
Consecutio temporum
Uno tra i meccanismi più peculiari della lingua latina è la consecutio temporum (correlazione dei modi) ereditata con minor rigidità dall'italiano.
Questa regola sancisce il rapporto tra i tempi dei verbi nella subordinazione delle frasi di un periodo rispetto alle sovraordinate per esprimere i seguenti rapporti di relatività:
contemporaneità,
anteriorità,
posteriorità
contemporaneità anteriorità posteriorità
reggente presente Congiuntivo presente Congiuntivo perfetto Perifrastica attiva + sum (al congiuntivo presente)
reggente storica Congiuntivo imperfetto Congiuntivo piucchepperfetto Perifrastica attiva + sum (al congiuntivo imperfetto)
Esempi:Ignoro quid agas Non so cosa tu stia facendo
Ignoro quid egeris Non so cosa tu abbia fatto
Ignoro quid acturus sis Non so cosa farai
Ignoravi quid ageres Non seppi cosa tu stessi facendo
Ignoravi quid egisses Non seppi cosa tu avessi fatto
Ignoravi quid acturus esses Non seppi cosa avresti fatto
Si può notare come in italiano vi sia corrispondenza nei tempi del congiuntivo eccetto per il rapporto di posteriorità che l'italiano esprime diversamente.
La consecutio temporum vale anche per le subordinate infinitive, che in italiano si definiscono oggettive e soggettive. I tempi dell'infinito saranno dunque:contemporaneità anteriorità posteriorità
Infinito presente Infinito passato Infinito futuro
Esempi:Puto te bonum esse Penso che tu sia buono
Putabam te bonum esse Pensavo che tu fossi buono
Puto te bonum fuisse Penso che tu sia stato buono
Putabam te bonum fuisse Pensavo che tu fossi stato buono
Consecutio temporum delle subordinate di grado superiore al 1°
La consecutio temporum in latino agisce anche per le subordinate di grado superiore al 1°, ma in questo caso presenta delle regole specifiche leggermente differenti da quelle che valgono per le subordinate di 1° grado analizzate in precedenza. Innanzitutto le subordinate di grado superiore al 1°, come si può ben dedurre, non dipendono dal verbo della proposizione reggente del periodo, ma dalla subordinata di 1° grado; di conseguenza si troverà in dipendenza da tempi quali il congiuntivo e l'infinito (più raramente l'indicativo).
Se la subordinata di 2° grado si trova in dipendenza di un verbo all'indicativo o al congiuntivo segue le medesime regole di consecutio di una subordinata di 1° grado. Vediamo qualche esempio:
Nescio quid feceris ut mater tua valeret. (Non so cosa hai fatto perché tua madre stesse bene.)
In questo periodo l'imperfetto congiuntivo valeret della proposizione finale subordinata di 2° grado, dipende dal congiuntivo perfetto feceris, retto a sua volta dal verbo della principale nescio. La subordinata di 2° grado non ha alcun legame di consecutio con la principale.
Canes aluntur in Capitolio, ut significent si fures venerint.[1] (Si mantengono cani sul Campidoglio perché diano il segnale, se si siano avvicinati dei ladri). Anche in questo caso il verbo della subordinata di 2° grado (venerint) dipende da quello della reggente di 1° grado (significent) e non da quello della principale (aluntur).
Se la subordinata di 2° grado dipende da un infinito, il suo tempo si regola secondo quanto segue:
se l'infinito è presente o futuro, il suo tempo si regola sul tempo della principale e non della subordinata di 1° grado
se l'infinito è perfetto, il suo tempo segue la consecutio dei tempi storici come di consueto
Vediamo due esempi esplicativi:
Cupio scire quid agas. (Voglio sapere che cosa fai)
Il congiuntivo presente agas della subordinata di 2° grado dipende dal verbo della principale cupio.
Puto te impetravisse omnia quae cuperes. (Credo che tu abbia ottenuto tutto ciò che volevi.)
Il congiuntivo imperfetto cuperes della subordinata di 2° grado dipende dall'infinito perfetto impetravisse della reggente di 1° grado.
un po lungo.... XD
VOGLIO VIVERE D'ETERNO E D'ETERNO VIVRO!
UN UNICO AMORE.... INTER!!!!!

